I social media, architetti di esperienze sempre più condivisibili e meno condivise
Il velo di Maya del XXI secolo: come la nostra quotidianità viene influenzata dai social

Da quando abbiamo iniziato a vedere il mondo in verticale, abbiamo posato per un attimo quelle lenti colorate con cui Immanuel Kant descrive la nostra percezione di ciò che ci circonda, per concentrarci su un rettangolo. Ma, nel tempo, la situazione è sfuggita di mano un po’ a tutti, nativi digitali e non. Da posare quelle lenti solo per un attimo, siamo arrivati quasi a dimenticarle in un angolo in favore di una visione solo approssimativa della realtà. Lo stesso tipo di visione che viene continuamente proposta, e che continuamente proponiamo, sui social media.
Una condizione in cui siamo vittime, e al contempo artefici, di un cambiamento epocale: se prima si usavano i social per rappresentare la realtà, adesso si usa la realtà per rappresentare i social. Una distinzione che, a parole, può sembrare sottile, ma nei fatti è molto più profonda di quel che si pensi.
Facebook, il primo social network considerato tale, nasce nel 2004 per connettere gli studenti universitari attraverso foto e informazioni. Dati reali che venivano trasmessi per conoscere e per farsi conoscere. Oggi potremmo dire, invece, che dati social vengono trasmessi con lo stesso obiettivo. Ed ecco che l’attenzione si sposta sull’utilizzo attuale di queste piattaforme, sempre più incentrate sull’isolare, nella doppia accezione che questo termine può assumere. Perché i social non solo isolano le persone dalla realtà, ma isolano anche la realtà stessa dalle sue sfumature, dalle sue ombre e dalla sua complessità, al punto che si può parlare solo di momenti catturati e catturabili.
Questa visione parziale delle esperienze, sempre più condivisibili e sempre meno condivise, sta diventando l’unità di misura del nostro tempo, dove al posto del senso si è fatto strada il pixel. Questo ha generato un paradosso ormai normalizzato: non catturiamo attimi, ma costruiamo momenti. Non è tanto diverso dall’operazione che si compie con i puzzle: si mettono insieme dei pezzi per formare un’immagine già configurata. Con i social sta funzionando più o meno allo stesso modo: si compone la realtà per dar vita a un contenuto che si ha già in mente in partenza e che può assumere diversi formati, dai post alle storie.

